Bollicina papale
In vino veritas, in aqua sanitas, in Lollo brigidas.
della Redazione
Cominciamo dall’inizio. Da San Pietro, il 7 maggio. Perché son tutti buoni a dire “Morto un Papa se ne fa un altro”, ma provate voi a rimanere trentasei ore in piedi senza mangiare e dormire in attesa di veder spuntare il cardinale con la stessa erre moscia di Olly che, dopo “Habemus papam”, vorrebbe gridare la sua balogda nostalgia. Trentasei ore in cui speri che la prossima fumata sia bianca, non tanto perché muori dalla voglia di scoprire chi sarà il successore di Pietro, ma perché non vedi l’ora di toglierti dai coglioni la suora cingalese che piange a ogni elezione mancata e insiste per farti dire il rosario insieme a lei. In lingua tàmil.
Sin da quando si è affacciato alla Loggia delle Benedizioni, ci è sembrato che il nuovo Papa avesse qualcosa di strano. E non parliamo della straordinaria somiglianza con Claudio Ranieri. Qualcosa che, in quel momento, neanche noi avremmo saputo definire. Ed è per questo che abbiamo deciso di indagare.
Nei giorni successivi, i sospetti si sono moltiplicati come pani e pesci. A proposito di moltiplicazioni, in una predica tenuta a San Giovanni in Laterano, il Santo Padre si è lasciato sfuggire una frase che ha fatto sobbalzare i fedeli: “Certamente il vino non può essere un veleno, altrimenti avremmo un problema con chi lo ha moltiplicato”. I dubbi non si fermano: vuole imporre un minimo del 95% di grano italiano nella produzione delle ostie e accompagnare lo spezzare del pane chilometro zero alla formula liturgica: “Quante guerre, fratelli e sorelle, non ci sarebbero state, di fronte a cene ben organizzate?”. E poi, è un ricordo lontano la frugalità di Francesco: da adesso, a quanto ci rivela il sacrestano pontificio, solo il Bolgheri Sassicaia potrà diventare sangue di Cristo. Rispetto a Francesco, decisamente meno… sobrio.
Travestiti da guardie svizzere, siamo riusciti a varcare i cancelli e introdurci nelle sacre stanze. La mise bizzarra ci faceva prudere il cul, ma per fortuna abbiamo scoperto che tra le guardie c’è l’usanza di grattarselo l’un l’autre. Ravana di qua, ravana di là, siamo finiti in un ufficio di quelli con i documenti importanti in bella vista sulla scrivania che sembrano usciti da un film. A quanto pare, il Papa ha in mente una scottante manovra immobiliare: avrebbe adocchiato uno stabile in via XXIV Maggio, 43 e ne vuole fare la nuova residenza pontificia. È bastata una rapida ricerca per scoprire che l’indirizzo è la sede della Coldiretti. I sospetti aumentano. Raggiunto dai nostri microfoni, il presidente di Coldiretti Roma, Niccolò Sacchetti, dichiara di non saperne niente, e aggiunge: «Anzi, vado raramente a messa, e talvolta bestemmio pure».
Aggiungiamo - ma queste sono solo voci - che il Vicario di Cristo sarebbe in procinto di nominare un nunzio apostolico a rappresentare la Santa Sede in un padiglione del Vinitaly, tra i Nebbioli e i Recioti. Sarà che tanti indizi non fanno una prova, ma il dubbio ce lo siamo lasciati venire: e se dietro papa Leone XIV ci fosse qualcun altro? Per scoprirlo, non c’era altra scelta che cercare i soli che sanno cos’è veramente successo nella Cappella Sistina, mentre tutto il mondo aspettava di conoscere il nome del suo nuovo Pastore.
La caccia al porporato si è rivelata più difficile del previsto. Mirabile è stata l’elusività dei cardinali che, incalzati sull’argomento, hanno accampato scuse: chi era in ritardo per un doppio a tennis con Santos Abril y Castelló, chi doveva correre a votare anche il prossimo Imam; un’Eminenza, addirittura, ha finto l’antimiracolo del sordomutismo improvviso. Ormai fiacchi e disillusi, stavamo per smontare baracca e burattini, quando l’occasione propizia ci si è presentata davanti: il cardinal Pecorari cercava un confessore…
Non potevamo mica farci sfuggire un’occasione del genere. Uno si è travestito da pretino, l’altro da confessionale, e in men che non si dica abbiamo estorto la verità all’Eminenza. Quello che ci ha raccontato ha dell’incredibile. Dopo una notte tra i fiumi di alcol del frigobar di Casa Santa Marta, il papa è stato designato, più che dallo Spirito Santo, dallo spirito e basta. Ubriachi torti (tutti, a parte Zuppi), i cardinali non si sarebbero mai potuti accorgere che sotto le mentite spoglie di Robert Prevost si celava… il ministro Francesco Lollobrigida!!! Nei giorni prima del Conclave, in effetti, c’erano state delle avvisaglie: Papa Cecco non aveva criticato Trump per la foto patocca in talare bianca, paragonandolo a un qualsiasi altro leader in abiti tradizionali. Forse è lì che gli è presa la mania del travestismo.
“Ma come farà a guidare contemporaneamente la Chiesa Cattolica e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste?” è la domanda che sorge spontanea a tutti. “Continuerà a percepire lo stipendio da ministro?”, la successiva. Per i contribuenti, abbiamo una cattiva notizia: anche prima del papato, Lollo non faceva un cazzo. Il problema, più che altro, ora ce l’hanno in Vaticano.
Vuoi farci il malocchio? Vuoi riempirci di soldi? Per qualsiasi commento, scrivi a terzafila.redazione@gmail.com

