Bugonia
Coda criptica.
di Dino Colato – tesserato UCI
Ogni mese ospitiamo la recensione di un socio UCI (Unione Codisti Internazionale), che riunisce esperti di titoli di coda da tutto il mondo.
Tolgo la benda invitato dal garrulo pispigliare dei passeri. Accanto a me, scenari apocalittici: vomito ovunque, gente che piange, una signora svenuta, un’altra implora il marito di cesoiarle via le dita dai forami sopraorbitari su cui si erano saldate per impedire la visione delle scene più macabre. Queste sono le conseguenze di aver guardato la parte sbagliata della proiezione, signora bella. Io, nel frattempo, nonostante i miasmi mi godo l’inizio dei titoli, carico di aspettativa: Yorgos non lascia mai nulla al caso.
I nomi, bianchi su sfondo nero, compaiono corsivi uno per volta, e una sola è la lettera, la più centrale, di un font diverso: lo stesso, con quel suo ingombro azteco, della locandina. «Ma Yorgos non lascia mai… Qui c’è sotto qualcosa», debbo aver pensato.
Estraggo rapido il taccuino e riporto a memoria le lettere ormai scomparse, prima di prendere con cura a segnare le nuove che compaiono. Sono così preso dall’operazione crittografica da non accorgermi quasi che, a parte qualche inquietante rumorino tipo elefante nelle condotte dell’aria, solo gli uccelli fanno compagnia alla danza delle comparse e delle scomparse. «Diavolo», debbo aver pensato, «qui non ci stava bene un – che so – Revolution 909 dei Daft Punk? Ma Yorgos...».
Mentre ho questi pensieri, un lato del cervello si è ormai parallelizzato e prende in automatico nota delle lettere. Viene scosso soltanto dalla comparsa, una decina alla volta e in posizione acrostica, dei nomi della crew, tutti con la loro bella letterona. Presto! Presto! Segnarli tutti in tempo è sempre più difficile:
AFO AC NOWE R
E poi:
TOSDO ORISK.
Alla fine, durante la classica (ma mai noiosa) chiusa a scivolamento, ho il tempo di dedicarmici: cosa stava cercando di dirmi Yorgos con quel codice? Vedendomi indaffarato, è il mio vicino, dai ricci lunghissimi capelli e con un pigiamone di lana a maglia larga, a strapparmi di mano il taccuino e tradurre all’impronta: «Dice il saggio, a volte è meglio il silenzio della cattiva musica. E con tutto che ascolto Chappell Roan, però le canzoni di merda tipo – che so – Revolution 909 dei Daft Punk proprio non le reggo». Volgarissima caduta di stile per un grande regista.
Voto: 5½
Premio “il codista del mese” per il nome più brutto: Yorgos Mavropsaridis, per l’affinità con una variante della peste bubbonica.
L’UCI ha un’unica, semplice regola: i suoi iscritti rimangono in sala ad occhi chiusi fino a quando il film finisce, perché per loro il vero spettacolo inizia quando tutti gli altri vanno via. A volte, basta una tenue storia d’amore tra il capo attrezzista e l’assistente parrucchiera – i loro due nomi che si inseguono in una corsa verticale senza speranze – per uscire in lacrime dalla sala.
Per tesserarti all’UCI e ricevere in omaggio una mascherina per gli occhi personalizzata, invia a uci.segreteriaorganizzativa@gmail.com una lettera di motivazione e un’analisi codistica di tua produzione.
