Die My Love
Coda critica.
della dottoressa Milena Caligari – tesserata UCI
Ogni mese ospitiamo la recensione di un socio UCI (Unione Codisti Internazionale), che riunisce esperti di titoli di coda da tutto il mondo.
Di noi codisti si dice di tutto: che siamo superficiali, che siamo dei troll, che siamo l’equivalente artistico delle persone che urlano durante le partite di tennis. Sono delle critiche, a essere onesta, a volte non del tutto infondate.
Altre volte, però, noi codisti abbiamo la possibilità di dire qualcosa di importante, di proporre una lettura alternativa della pellicola, che sia complementare alle analisi più classiche e autorevoli. Die My Love, diretto dalla regista scozzese Lynne Ramsay, è un film che ce lo permette.
I primi 110 minuti, quelli con la mascherina sugli occhi, sono molto caotici: pieni di urla, soprattutto femminili, e di rumori fortissimi e improvvisi. Quando il mio compagno mi fa cenno di togliere la mascherina, apro gli occhi carica di aspettative. Mi aspetto una coda sperimentale, ricca, potente. Un’esplosione di colori che rompa la schermo.
E invece mi ritrovo, in un primo momento, a bocca completamente asciutta. Scritte bianche su fondo nero, tradizionalissime. Prima un nome per volta, poi, inevitabile, lo scorrimento canonico. È tutto così classico che i miei occhi allenati di codista si annoiano, e allora inizio a porre l’attenzione sulla musica, quasi senza accorgermene: una cover dolce, pacata, di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division.
L’interpretazione della cantante è particolare, perché è sporca, è autentica. Devo aspettare i tanto attesi crediti delle canzoni per collegare tutto: l’interprete è Lynne Ramsay, la regista.
Ecco allora che tutto ha un suo senso, tutto trova il suo posto. Il visivo tradizionale è l’opposto del sonoro. E la commistione tra la nenia spontanea e l’istituzionale caduta genera in me un sentimento di adulta commozione. Alla fine, l’amore ci distruggerà. Ancora.
Voto: 9
Premio “Il codista del mese” per il nome più brutto: non assegnato.
L’UCI ha un’unica, semplice regola: i suoi iscritti rimangono in sala ad occhi chiusi fino a quando il film finisce, perché per loro il vero spettacolo inizia quando tutti gli altri vanno via. A volte, basta una tenue storia d’amore tra il capo attrezzista e l’assistente parrucchiera – i loro due nomi che si inseguono in una corsa verticale senza speranze – per uscire in lacrime dalla sala.
Per tesserarti all’UCI e ricevere in omaggio una mascherina per gli occhi personalizzata, invia a uci.segreteriaorganizzativa@gmail.com una lettera di motivazione e un’analisi codistica di tua produzione.
