Le ore fragili
Salpare per un viaggio dentro se stesse.
di Armando Scaramouche
Quanto acchiappa conoscere un sacco di libri? Ma quanto diavolo di tempo ci vuole a leggere un sacco di libri? Io, Armando Scaramouche, ho la soluzione: chi ha detto che per capire un libro serve aprirlo veramente?
Era ora che Grimaldi Lines affidasse la sua campagna promozionale alla buona vecchia carte rilegata. Per la nuovissima flotta Virginie, fresca dello champagne del varo – che fra l’altro è costato un paio di punti sulla patente al Primo Ufficiale della Virginia I –, il marketing manager della compagnia ha insistito per far scrivere un romanzo che sapesse di nostalgia: “la stessa nostalgia del vento di prua che proverete una volta vissuta l’esperienza offerta dalla flotta Virginie”.
È una storia in cui alcune delle mie lettrici potranno ahimè ritrovarsi, la storia di un abbandono: un padre che di mestiere fa il pilota, il quale, persuaso dal suo spirito indomito, sceglie di partire, abbandonando la moglie e la figlia. La direzione rimane ignota, e con lei anche i misteriosi messaggi che lascia incisi su quel mare violaceo arricchito da delle sfumature purpuree (il richiamo ai Fenici non è certo passato inosservato). Le ore fragili, sono queste le parole che all’imbrunire di quel giorno di fine agosto ha deciso di lasciare alle sue donne. Nonostante la cripticità del messaggio, quella sera le due naufraghe decidono di rimanere lì, immerse nei pensieri, incapaci di arrendersi nuovamente all’indecifrabilità delle parole dell’amato. Ma “chi troppo vuole nulla stringe” direbbe un saggio commentatore: le mie perspicaci lettrici, infatti, si saranno chiaramente chieste per quale curioso motivo le due si trovino sedute ad un tavolo in quel campo Dutch Orange, e soprattutto chi mai ce lo abbia portato lì. Preparatevi, perché in questo caso l’autore, con il benestare dei quadri di Grimaldi Lines, ha voluto stupire tutti con uno sbalorditivo colpo di scena: non è il tavolo ad essere stato portato lì, ma è stata la casa ad essere stata spazzata via dal passaggio del padre; il quale, quel pomeriggio, aveva evidentemente preso parte all’inaugurazione della flotta Virginie.
A questo punto, non potremmo che complimentarci direttamente con l’autore, se non fosse che il marketing manager abbia deciso di affidarsi ad un ghostwriter; anche se la dicitura Edizioni e/o mi lascia qualche sospetto: che sia il songwriter di Freddie Mercury?
Posta delle lettrici
Caro Armando,
Avrei voluto scriverti una lettera in carta di riso profumata alle violette, ma poi ho pensato che una lettera sarebbe stata troppo formale. E invece noi siamo informali, scottantemente informali, vero?
Dopo il tuo consiglio dello scorso mese ho letto “Virgil Wander” tutto d’un fiato. Tre ore e ventisette minuti senza respirare: la Federazione Italiana Gare di Apnea voleva mettermi sotto contratto. Ho detto di no: “No, io ho già un uomo da seguire”. (Ma tu pensaci, la FIGA potrebbe piacerti).
Proprio come scrivevi tu nella recensione, ora mi sento una donna diversa, pronta a riprendere in mano le redini della mia vita. Un titolo evocativo come “Virgil Wander” spiega perfettamente come mi sento: un misto tra Wander Woman e la Madonna, quella che canta “Like a Virgil”.
Sono la stessa donna, Armando, ma con nuovi desideri. Tornata la tigre di una volta, ti saluto. E se preferisci altri animali, sappi che a volte sono anche zebrata, leopardata… Non vedo l’ora di farti da guida nel mio zoo a scomparsa.
Se sei libera e cerchi come me una storia di amore che non sia fatta di sola carne, scrivi a armandosexmachine@gmail.com

