Loro: potere e desiderio
Il film di Sorrentino su Berlusconi che la Mediaset non ti vuole proprio far vedere.
della Redazione
Ci vuole quasi un’ora prima di vedere Toni Servillo conciato come Berlusconi. Il suo volto, invece, lo vediamo subito: è tatuato sul fondoschiena di una ragazza, il cui corpo è stato appena utilizzato come merce di scambio per un appalto. Più avanti nel film, una ragazza riceve una telefonata da lui e un uomo, molto virile all’apparenza, commenta: «Mado’, io mi arrapo quando ti chiama». Carne e potere.
«Il film che vedrete è il frutto della autonoma e libera creazione degli autori; il riferimento a persone effettivamente esistenti e a fatti realmente accaduti è finalizzato ad una loro rielaborazione e reinterpretazione in chiave strettamente artistica. In quanto tale del tutto priva di intenti cronachistici». Con queste scritte gialle su sfondo nero si apre Loro, il capolavoro tutt’altro che caricaturale di Paolo Sorrentino. A poco sono servite, comunque: dopo l’uscita al cinema in due parti nel 2018, il film non è mai stato distribuito su piattaforma ed è attualmente introvabile. I diritti sono della Mediaset, che evidentemente vuole soltanto tenerlo lontano dal mercato italiano.
Italiano, appunto, perché invece all’estero è disponibile. Questo quindi è il primo modo per vederlo, comprare il blu-ray da una distribuzione straniera e guardare il film in lingua originale. L’altro è la pirateria.
Contrariamente a quanto questa mancata distribuzione faccia pensare, Loro è un film che parla solo secondariamente di Berlusconi. Perché sì, parla di Berlusconi, ma non per screditarlo o fare inchiesta: lo fa per tracciare un ritratto del nostro Paese, della nostra società, e forse anche di più.
Non è un film particolarmente apprezzato all’estero, sicuramente uno dei meno amati di Sorrentino. E non è difficile da credere, visto il linguaggio tutto italiano che utilizza, che dovrebbe parlare all’immaginario degli italiani. Una scena emblematica: ragazze giovani e avvenenti che ballano ammiccanti sulle note di Meno male che Silvio c’è.
Visivamente è la rivisitazione felliniana di una pubblicità. È curato, pulito, colorato come il mondo che racconta. A livello sonoro, propone un interessante mix di canzoni americane, francesi e napoletane, che passano dal diegetico all’extradiegetico e creano un’aria da festa che scivola spesso in malinconia.
Loro non è caricatura, è simbolo. Di un’Italia sessista, di una società corrotta, dell’equivalenza tra sesso e potere. Non è un film su Berlusconi, è un film sul desiderio.
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