No other choice
Coda accartocciata.
di Andrea Policarpo Ghini
Ogni mese ospitiamo la recensione di un socio UCI (Unione Codisti Internazionale), che riunisce esperti di titoli di coda da tutto il mondo.
Quando Park Chan-wook torna al cinema è festa. È un sole (verde) che splende da lontano, e che comunque riesce a far luce (gialla) fin qui. Lui è un’estetica semplicemente altra, una narrazione lucida. Mai viscosa e correttamente aliena. Poi io sono di parte: Park è stata la mia ultima volta nel mondo degli altri, l’ultima volta che – pupille spalancate e dritte – ho visto letteralmente un film.
Anche questa volta è andata così, solito protocollo: Carla mi ha fatto il morso del ragno sul braccio sinistro e ho tolto la maschera. Io in quel momento tiro sempre un sospiro. Non è tanto noia o nostalgia, quanto un po’ di senso di liberazione: dopo due ore di non facile attesa, ecco il mio momento.
Analizziamo: carte policrome che si alternano sullo sfondo. Non uno scorrimento, quanto una sostituzione a transizione istantanea. Un foglio sparisce ed ecco un altro che ne ha preso il posto. Poi questi fogli non sono fermi, tremano realisticamente sotto l’urto dei martelletti che li impingono – caratteri rossi e caratteri neri, tutti coreani. Si intende poco ma si gode di occhio di quel Courier New che non stanca mai.
A questa prima fase (direi tematica) n’è seguita una più accademica, osservata, un po’ ammiccante alle grandi scuole internazionali. La carta ha lasciato prontamente spazio a un tintaunita nero. Su di esso, in un Sans Serif bianco, appare lo scorrimento in doppia colonna di un fiume di ideogrammi spuri perché interrotti, di tanto in tanto, da un GIADA PETRUCCI 사진 보조.
Il tutto si è concluso ritornando verso l’area internazionale, con una caterva di loghi di grandi brand (sponsor) che riappacificano e smorzano la transizione col vialone pieno di Taxi e Cocacole che è ad attendere fuori dal cinema.
Voto: 9-
Premio “Il codista del mese” per il nome più brutto: non assegnato.
Menzione speciale per il nome più bello: Park Jihno.
L’UCI ha un’unica, semplice regola: i suoi iscritti rimangono in sala ad occhi chiusi fino a quando il film finisce, perché per loro il vero spettacolo inizia quando tutti gli altri vanno via. A volte, basta una tenue storia d’amore tra il capo attrezzista e l’assistente parrucchiera – i loro due nomi che si inseguono in una corsa verticale senza speranze – per uscire in lacrime dalla sala.
Per tesserarti all’UCI e ricevere in omaggio una mascherina per gli occhi personalizzata, invia a uci.segreteriaorganizzativa@gmail.com una lettera di motivazione e un’analisi codistica di tua produzione.
